Claudia Lodovichi, 2006

  • Ultime pubblicazioni

    Lorenzon P,  Redolfi N, Podolsky MJ, Zamparo I, Franchi SA, Pietra, G.Boccaccio A,  Menini, A, Murthy VN, Lodovichi C (2015) Circuit formation and function in the olfactory bulb of mice with reduced spontaneous afferent activity.  J Neurosci 35(1): 146.

    Lodovichi C and Belluscio L (2012) Odorant receptors in the formation of the olfactory bulb circuitry. Physiology 27:200-212.

    Pietrobon M, Zamparo I, Maritan M, Franchi SA, Pozzan T, Lodovichi C (2011) Interplay among cGMP, cAMP and Ca2+ in living olfactory sensory neurons in vitro and in vivo. J Neurosci 31:8395-8405.

    Maritan M, Monaco G, Zamparo I, Zaccolo M, Pozzan T, Lodovichi C (2009) Odorant receptor at the growth cone are coupled to localized cAMP and Ca2+ increases. Proc Natl Acad Sci USA 106:3537-3542.

    Lodovichi C, Belluscio L, Katz LC (2003) Functional topography of connections linking mirror symmetric maps in the mouse olfactory bulb. Neuron 38:265-27.

Titolo di Progetto Career Development Award

“Circuit formation and function in the olfactory system”, 2006

Chi è

Claudia Lodovichi è una neurobiologa laureata in medicina all’Università di Pisa, dove ha conseguito un dottorato in neuroscienze. Ha lavorato alla Duke University di Durham in North Carolina tra il 1999 e il 2003, e alla Columbia University tra il 2003 e il 2005. Dal 2006 dirige il gruppo di ricerca in “Circuit Formation and Function in the olfactory system” al Venetian Institute of Molecular Medicine di Padova. Nella stessa città è anche professore associato all’Istituto di Neuroscienze del CNR.

Cosa fa

Quando si sentì dire da Lawrence Katz ­ il neurobiologo statunitense che le aveva appena offerto un posto di postdoc nel suo laboratorio di Durham ­ che avrebbe dovuto studiare il senso dell’olfatto, Claudia Lodovichi rimase a dir poco interdetta. Fino ad allora aveva lavorato ­ con Lamberto Maffei, uno dei luminari delle neuroscienze italiane per lo più sulla vista, da sempre il sistema sensoriale più studiato dai neuroscienziati. E si aspettava di continuare a fare lo stesso anche con Katz, visto che anche il suo laboratorio fino alla fine degli anni Novanta era concentrato su quel tema.

Tuttavia, presto anche Lodovichi si sarebbe appassionata allo studio di questo sistema sensoriale, il più antico evolutivamente ma anche il più misterioso.

Lo studio dell’olfatto è oggi una delle aree più “calde” delle neuroscienze, ed è anche il focus delle attività del laboratorio che ­ dopo sei anni negli USA ­ Lodovichi ha creato in Italia, al Venetian Institute of Molecular Medicine, grazie al Career Development Award della Fondazione Armenise Harvard.

Se per gli esseri umani gli odori hanno soprattutto la funzione di scatenare emozioni e ricordi, per molte specie animali l’olfatto è una vera questione di sopravvivenza: serve a trovare il cibo, sentir arrivare i predatori e scegliere il partner. Ma il sistema olfattivo è interessante anche per altri motivi. È un sistema molto “conservato”, vale a dire che i suoi meccanismi fondamentali restano immutati dal moscerino della frutta fino all’uomo, e questo rende più facile usare i modelli animali più semplici per trarre conclusioni che valgano anche per gli esseri umani.

È una delle poche regioni del sistema nervoso dove nuovi neuroni vengono continuamente generati, e permette quindi di studiare il meccanismo della formazione di nuovi circuiti nervosi. Quanto alle applicazioni terapeutiche, spesso i primi sintomi di molte malattie neurodegenerative (come Alzheimer o Parkinson) sono proprio disturbi olfattivi, come se questo sistema sensoriale fosse una “sentinella” che avvisa quando qualcosa non funziona più a dovere nel sistema nervoso. Da questa osservazione è nata una collaborazione tra il laboratorio di Lodovichi e quello di Gustinich alla SISSA di Trieste.

Nonostante la storia evolutiva e la potenziale applicazione terapeutica, sappiamo ancora poco di come funziona l’olfatto. Studiare la sua neurobiologia vuol dire provare a decodificare un sistema molto sofisticato, che a partire da un’anatomia relativamente semplice è in grado di distinguere migliaia di odori diversi. Il laboratorio di Lodovichi utilizza studi anatomici e comportamentali, imaging funzionale ed elettrofisiologia, sia in vitro che in vivo, per scoprire le regole che guidano lo sviluppo di circuiti nervosi nel sistema olfattivo dei mammiferi, e capire come funziona il “codice” dell’olfatto.

Notizie dal Lab

Recentemente gli studi di Lodovichi e colleghi si sono concentrati sullo studio specifico del bulbo olfattivo, che è governato da una “cablatura” estremamente efficiente. In particolare, la domanda è: come si può passare dal disordine apparente dell’epitelio olfattivo, la regione più periferica, all’ordine perfetto del bulbo olfattivo.

Nell’epitelio olfattivo, la parte a contatto con l’esterno, si trovano neuroni specializzati ognuno nella percezione di un singolo odore, ma mescolati senza un ordine apparente. Quando però i segnali provenienti da quei neuroni arrivano al bulbo olfattivo, tutti i neuroni che esprimono lo stesso recettore olfattivo convergono verso lo stesso punto (il glomerulo), creando una mappa sensoriale ordinata che poi invia informazioni alla corteccia e altre zone del cervello.